Il protagonista dei rossi è l’Aglianico, di probabile origine greca — il nome potrebbe derivare da Hellenico. Nel Cilento meridionale esprime tannini più morbidi rispetto alle versioni irpine o lucane, con note di ciliegia scura, spezie e sottobosco. Al suo fianco il Primitivo, che qui rivela dolcezza contenuta e profilo speziato, e il Piedirosso, con la sua acidità fresca che alleggerisce i blend.

Merita attenzione a parte l’Aglianicone, vitigno autoctono distinto dall’Aglianico con cui condivide solo una parte del nome e una vaga parentela ampelografica. Coltivato in modo frammentario quasi esclusivamente nel Cilento meridionale e nel Vallo di Diano, è una varietà di nicchia assoluta, poco conosciuta anche tra gli addetti ai lavori. Grappolo più grande e spargolo, maturazione tardiva, acidità spiccata e tannini meno aggressivi rispetto all’Aglianico: storicamente veniva impiegato quasi sempre in blend, per apportare freschezza e volume senza mai emergere come protagonista. Oggi alcuni produttori lo stanno rivalutando — in purezza o in assemblaggio con Aglianico e Primitivo — riconoscendone la capacità di dare bevibilità e carattere territoriale. La sua presenza nei vigneti più vecchi della zona, spesso mescolato ad altre varietà nell’antica pratica dell’alberello promiscuo, è una testimonianza diretta di come si vinificasse in questo territorio prima dell’era delle DOC.

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